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Eat Parade

I dieci comandamenti per non far peccato in cucina

i dieci comandamenti di Fabio Picchi

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Formato cm 14 x 21
Pagine 144
Legatura 20 a colori
Prezzo € 16,00
Editore Mondadori
In libreria
30 novembre 2009

In questo suo primo libro Fabio Picchi, rinomato cuoco orgogliosamente fiorentino e personaggio televisivo, dà una personale interpretazione dei 10 comandamenti indicando le sue “tavole della legge” per riscoprire i piatti più autentici della tradizione e svelare bontà da condividere con le persone care. La sua è una filosofia culinaria ben precisa che propone una cucina fatta di frittate, zuppe, minestre e piatti semplici che riscoprono antiche sapienze. Per ogni comandamento Picchi, come un vero “poeta e romanziere” compone opere perfette, ad alto contenuto poetico e letterario: ricette esemplari frutto di una tradizione secolare.

Nel 1979 Picchi inaugura a Firenze Il Cibreo, oggi luogo di culto, che all’epoca comprendeva un ristorante con annessa una piccola trattoria. Nel 1989 amplia la sua attività con un caffè e un negozio di alimentari e nel 2003 inaugura un circolo culturale, il Teatro del Sale, che è l'insieme di un palcoscenico con una ricchissima programmazione artistica e di una cucina laboratorio in perenne produzione di pani e companatici. Grazie al suo lavoro di ricerca intorno alla semplicità alchemica della cucina italiana, Picchi è oggi considerato uno degli chef italiani più autentici e apprezzati a livello internazionale. Presenza televisiva fissa nella rubrica televisiva di Rai 2 “Eat Parade”, Picchi ha visto crescere la sua popolarità anche presso il grande pubblico.

Se è vero che “saper soffriggere, saper far pommarole, è come muovere una leva che lentamente ma costantemente ci porterà verso un mondo migliore”, come profetizza Picchi, allora questo libro dovrà essere un oggetto indispensabile nella casa di ogni italiano che si rispetti, amante della buona tavola e sostenitore di un ritorno a vecchie tradizioni e vecchi sapori.

“Se non avete avuto nonne, mamme, zie, sorelle, amiche capaci di farvi vedere e rivedere come si fa il loro Ragù, la saggezza mi obbligherebbe a consigliarvi la rinuncia. Ma seguendo il dettame del bussate e vi sarà aperto, vi invito alla Pratica. Andate dai vostri vicini di casa, dai vostri parenti, fermatevi lì dove il vostro naso vi dice che sta sobbollendo lentamente un ragù, e chiedete di entrare in quelle cucine. Cortesia e gentilezza, che d’altronde è bene usare anche all’inferno, sono d’obbligo. Se non vi sarete presentati a mani vuote, potrete forse anche ricevere l’invito di rimanere a pranzo o a cena, per golosità certa, ma anche per continuare l’infinito studio sui ragù, sui loro perché, sui loro quando, sui loro dove. Convincendovi comunque che il ragù sovrasta i saperi delle cucine… Il ragù è la prova di Dio. Come un carbone ardente vi farà urlare se non avrete fede. Viceversa, come in preghiera, percepirete, prima durante e dopo, i suoi benefici effetti.” Fabio Picchi

 

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