Mese: Dic 2018


Passo dopo passo verso l’estinzione


estinzione

Dal 11 marzo di quest’anno è entrato in vigore il divieto di testare i prodotti, di vario genere, sugli animali. Fino a questa data era obbligatorio, per legge, testare prima sugli animali tutti i prodotti che avrebbero potuto causare danni o effetti collaterali all’uomo. Il decreto che lo stabiliva era il D.L n.116 del 1992. Ma cosa comportava e comporta tutt’ora il test sugli animali?E quali sono stati i miglioramenti fatti?

Il test sugli animali viene comunemente chiamato vivisezione. Questa prassi consiste nel testare in vario modo i prodotti, in base alle possibili controindicazioni che si vogliono verificare. Solo il 30% dei test viene fatto per scopo medico, quindi per lo sviluppo della scienza, mentre il restante 70% di esperimenti riguardano prodotti cosmetici e farmacologici di vario genere.

Gli animali usati, per l’83% topi, conigli, criceti e cavie e per il 17% uccelli, pesci e scimmie, vengono immobilizzati e sottoposti al prodotto in analisi per studiarne  le  conseguenze sulle varie parti del corpo. Per esempio, per vedere gli effetti di alcuni prodotti sull’occhio, alle cavie viene inniettata la sostanza direttamente nel bulbo oculare. In seguito, viene abbandonata per molti giorni completamente immobile, con lo scopo di verificarne il livello di distruzione della cornea. Stesso processo usato per i prodotti dedicati alla cute, che vengono applicati sulla pelle tosata e scorticata. Infine per verificare l’assorbimento per-cutaneo si osserva, dopo l’uccisione dell’animale, l’assorbimento da parte del corpo della sostanza precedentemente applicata sulla pelle.

Gli animali vengono brutalmente sfruttati per vedere se i prodotti posso andare bene anche per l’uomo, viste le sostanze tossiche e chimiche che contengono. Inoltre bisogna sottolineare che usare gli animali per ottenere informazioni utili per l’uomo e un errore metodologico e che oltretutto esistono molti metodi alternativi più efficaci. Ricordando una frase pronunciata dal professor Thomas Hartung: ” non siamo ratti da 70Kg”.

A sostenere l’inutilità e la dannosità dei test sugli animali troviamo anche Claude Reiss, che è stato per 35 anni direttore del laboratorio di ricerca in biologia molecolare al Cnrs. Quest’ultimo, grazie alla sua lunga esperienza, sostiene che ogni essere vivente reagisce in maniera differente alle sostanze che gli vengono somministrate, e che quindi è totalmente inutile prendere come buoni gli esperimenti fatti sugli animali. Per esempio, durante la sua carriera, ha studiato l’evoluzione dell’Aids osservando che  dopo averlo somministrato alle scimmie queste rimanevano totalmente immuni  al virus, e che non riscontravano nessuna conseguenza.

Lo stop alla vivisezione, entrato in vigore nel marzo di quest’anno, riguardava soltanto i nuovi prodotti che sarebbero usciti sul mercato, quindi non cambia assolutamente nulla per tutti i prodotti precedenti che potevano tranquillamente continuare a essere testati sugli animali. Questa vittoria può quindi essere considerata solo parziale, essendovi una enorme quantità di prodotti già presenti sugli scaffali prima dell’entrata in vigore del divieto.

Ma questa situazione ha subito un ulteriore miglioramento nella giornata di ieri. Infatti il parlamento europeo ha approvato il programma pluriennale, 2014-2020, denominato Horizon 2020. Con questo programma l’unione europea stanzia 70 miliardi di euro per qualunque azienda, pubblica o privata, che sostituira gli animali con riproduzioni robotiche o di microingegneria. Queste nuove finte “cavie” sono già utilizzate da un azienda statunitense, che ottiene ottimi risultati.

Insomma questo nuovo finanziamento porta l’unione europea sempre più vicina alla totale abolizione degli esperimenti sugli animali, che sono, a quanto pare, inutili e dispendiosi ma sopratutto eticamente e moralmente inaccettabili.