Mese: Dicembre 2018


Maniac Cop – Un successo ingiustificato

Dicembre 22, 2018

Cinema

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maniac cop

Parlando di gemme nascoste o piccoli cult nel panorama del cinema horror, spesso viene citato il misconosciuto Maniac Cop, primo capitolo di una trilogia omonima cominciata nel 1988 e conclusasi nel 1993, distribuita in Italia in modo cialtronesco, ribattezzando i tre film come Poliziotto Sadico per Manic Cop, Manic Cop- Il Poliziotto Maniaco per il secondo capitolo Maniac Cop 2 (ma che sul sito italiano di IMDB viene stranamente archiviato come Senza Limiti 2, come se fosse il sequel del precedente film di Lustig, vai a sapere il perché) e ManiacCop 3- Il Distintivo del Silenzio per il terzo capitolo omonimo.

Caos distributivo che non ne ha intaccato la fama nel nostro paese; anche se per una volta si può davvero parlare di pellicola di culto davvero sopravvalutata.

Il che è un peccato se si pensa ai nomi coinvolti; Maniac Cop nasce infatti dall’incontro tra il veterano dell’exploitation William Lustig, già autore dello splendido quasi omonimo Maniac, con quel Larry Cohen regista di punta di quella serie B americana “nobile”, contando tra i suoi lavori anche Baby Killer e Il Serpente Alato, piccoli horror il cui seguito è davvero meritato. Nel cast ritroviamo invece almeno tre volti arci-noti agli appassionati: Bruce Campbell, che di certo non ha bisogno di presentazioni, Tom Atkins, attore feticcio di John Carpenter nei primi anni ’80 e Richard Roundtree, il mitico detective Shaft. Senza contare il compianto caratterista Robert Z’Dar, il cui faccione subito riconoscibile tanto ha dato al cinema di genere.

Manic Cop è un mix di generi che si amalgamano tutto sommato bene: ad una struttura da slasher horror si aggiunge una pista investigativa sull’identità del killer, con tanto di colpo di scena ben assestato a metà film e finale da action movie dell’epoca. Un’unione tipicamente 80’s, non un’ibridazione vera e propria quanto una congiunzione tra le istanze di riferimento.

Anche la figura del killer è per certi versi originale: Matt Cordell è un ex sbirro giustizialista e dai modi spicci che torna dal mondo dei morti per vendicarsi dei torti subiti.

Malauguratamente non tutto fila liscio: ad una buona unione di generi si scontra un’esecuzione mediocre.

Proprio la figura di Cordell è la più penalizzata. L’idea di creare uno slasher villain simpatetico, ma anche inquietante non era cosa semplice da portare a compimento. Cordell riesce sì ad essere spaventoso, soprattutto grazie alla fisicità gigantesca ed ingombrante di Z’Dar, ma la sua storia è piatta, manca di mordente, la sua vendetta pretestuosa, finanche ridicola quando si tiene conto di come non abbia senso, per lui, uccidere degli innocenti. Tanto che non si riesce mai a provare vera empatia nei suoi confronti, divenendo presto una vera e propria versione urbana di Jason Voorhees.

Lustig, dal canto suo, non riesce a ritrovare la forma di Maniac; la New York qui ritratta sarebbe perfetta per un normale poliziesco, ma è troppo pulita per un horror metropolitano. Allo stesso modo, non controlla la tensione, quasi sempre inesistente, né risulta originale nella messa in scena degli omicidi.

Tutta la vicenda risulta così piatta, fredda, monotona. L’intreccio giallo non coinvolge più di tanto, quello horror non convince. Tanto che alla fine ci si chiede davvero perché questo malriuscito mix abbia riscosso così tanta attenzione.

Passo dopo passo verso l’estinzione

Dicembre 1, 2018

Politica

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estinzione

Dal 11 marzo di quest’anno è entrato in vigore il divieto di testare i prodotti, di vario genere, sugli animali. Fino a questa data era obbligatorio, per legge, testare prima sugli animali tutti i prodotti che avrebbero potuto causare danni o effetti collaterali all’uomo. Il decreto che lo stabiliva era il D.L n.116 del 1992. Ma cosa comportava e comporta tutt’ora il test sugli animali?E quali sono stati i miglioramenti fatti?

Il test sugli animali viene comunemente chiamato vivisezione. Questa prassi consiste nel testare in vario modo i prodotti, in base alle possibili controindicazioni che si vogliono verificare. Solo il 30% dei test viene fatto per scopo medico, quindi per lo sviluppo della scienza, mentre il restante 70% di esperimenti riguardano prodotti cosmetici e farmacologici di vario genere.

Gli animali usati, per l’83% topi, conigli, criceti e cavie e per il 17% uccelli, pesci e scimmie, vengono immobilizzati e sottoposti al prodotto in analisi per studiarne  le  conseguenze sulle varie parti del corpo. Per esempio, per vedere gli effetti di alcuni prodotti sull’occhio, alle cavie viene inniettata la sostanza direttamente nel bulbo oculare. In seguito, viene abbandonata per molti giorni completamente immobile, con lo scopo di verificarne il livello di distruzione della cornea. Stesso processo usato per i prodotti dedicati alla cute, che vengono applicati sulla pelle tosata e scorticata. Infine per verificare l’assorbimento per-cutaneo si osserva, dopo l’uccisione dell’animale, l’assorbimento da parte del corpo della sostanza precedentemente applicata sulla pelle.

Gli animali vengono brutalmente sfruttati per vedere se i prodotti posso andare bene anche per l’uomo, viste le sostanze tossiche e chimiche che contengono. Inoltre bisogna sottolineare che usare gli animali per ottenere informazioni utili per l’uomo e un errore metodologico e che oltretutto esistono molti metodi alternativi più efficaci. Ricordando una frase pronunciata dal professor Thomas Hartung: ” non siamo ratti da 70Kg”.

A sostenere l’inutilità e la dannosità dei test sugli animali troviamo anche Claude Reiss, che è stato per 35 anni direttore del laboratorio di ricerca in biologia molecolare al Cnrs. Quest’ultimo, grazie alla sua lunga esperienza, sostiene che ogni essere vivente reagisce in maniera differente alle sostanze che gli vengono somministrate, e che quindi è totalmente inutile prendere come buoni gli esperimenti fatti sugli animali. Per esempio, durante la sua carriera, ha studiato l’evoluzione dell’Aids osservando che  dopo averlo somministrato alle scimmie queste rimanevano totalmente immuni  al virus, e che non riscontravano nessuna conseguenza.

Lo stop alla vivisezione, entrato in vigore nel marzo di quest’anno, riguardava soltanto i nuovi prodotti che sarebbero usciti sul mercato, quindi non cambia assolutamente nulla per tutti i prodotti precedenti che potevano tranquillamente continuare a essere testati sugli animali. Questa vittoria può quindi essere considerata solo parziale, essendovi una enorme quantità di prodotti già presenti sugli scaffali prima dell’entrata in vigore del divieto.

Ma questa situazione ha subito un ulteriore miglioramento nella giornata di ieri. Infatti il parlamento europeo ha approvato il programma pluriennale, 2014-2020, denominato Horizon 2020. Con questo programma l’unione europea stanzia 70 miliardi di euro per qualunque azienda, pubblica o privata, che sostituira gli animali con riproduzioni robotiche o di microingegneria. Queste nuove finte “cavie” sono già utilizzate da un azienda statunitense, che ottiene ottimi risultati.

Insomma questo nuovo finanziamento porta l’unione europea sempre più vicina alla totale abolizione degli esperimenti sugli animali, che sono, a quanto pare, inutili e dispendiosi ma sopratutto eticamente e moralmente inaccettabili.